Cosa facciamo stasera?
Affezionati seguaci, mentre la nebbia aumenta e la temperatura cala, la vostra Papera Vampira prosegue nel suo malvagio disegno. E quale è la complice della nostra fame nelle fredde nottate, ora che il sole è sempre più pallido? La movida, che a dispetto del nome vede tutti fermi col bicchiere in mano. La vita notturna varesina e varesotta, questo oggetto misterioso, è per noi di grande aiuto.
Perché sì, gli autoctoni distinguono fra chi è in provincia e chi è fuori. La differenza è semplice. Chi viene da Luino è un contadino…
…chi è della città, banalità.
Parola di Carlo Varese, che visto il nome è sicuramente del posto. Ma torniamo alla sera. In questo umido nord, non ci sono molte cose da far la sera. Ciò è male, perchè più voi state in giro, più c’è possibilità che la mia cena si consegni a domicilio.
Eppure gli uomini hanno sempre trovato il modo di ingegnarsi per rendere le cose interessanti. Il paesaggio ha il suo perché, basta che togliate il dito dall’obiettivo del telefono, altrimenti anche voi vi convincerete che qui ci sia solo nebbia. Tolto il coperchio dalla macchina?
Preso l’ombrellino?
Ma se dico che non c’è troppo da fare qualcuno risponderà…
E invece non è vero.
I collegamenti sono scarsi, senz’auto è dura, ma è questo che forgia il carattere! Sopravvivendo a pioggia, vento, intemperie, un clima teutonico, le persone sorridono sempre, o forse gli si è congelato il sorriso, probabilmente per lo stesso motivo non salutano: non sentono più il braccio.
Busto e dintorni va preso come una sfida. I bus che girano secondo orari punitivi, per mezza giornata? I sadici conducenti sono perennemente in ritardo? È un brivido raggiungerli correndo. I locali chiudono presto? Bisogna solo ubriacarsi in fretta, il resto è in discesa. Alcuni dei drink locali sono nati con questo preciso scopo, minimizzare il tempo necessario a vedere tutto rosa, o peggio, che è lo stesso, se vedete tutto rosa vedete male o avete degli occhiali di pessimo gusto. Suvvia, non è complicato divertirsi!
Se una cosa non c’è, la si inventa. La si immagina. Ci sono specifici e scientifici metodi atti a produrre soluzioni. Quali? Ecco a voi il mezzo prediletto, che scalda membra e cuori, il liquido coraggio che contrasta il torpore che avvinghia i dintorni.
Dopo il sesto bicchiere diventa buono, dicono.
Ah, vorreste di meglio? Pensate i vecchietti nelle RSA abbiano un buon sapore? Accontentarsi, signori miei. Per mangiare fuori, per bere fuori, alcuni aprono il mutuo per bere la sera, altri richiedono fondi europei. Il libro più venduto in Varese è “Vincere l’alcol”, che è andato a ruba perché è stato frainteso.
Illustri antropologi ragionano sulla possibilità che siano questi costi ad aver fatto scendere la natalità in Italia: non ci si può permettere di corteggiare l’altro/a senza sufficienti denari. Di contro è successo pure che sia passato persino Gigi Dag e non solo lui, quindi l’occasione c’è sempre in un modo o l’altro. In ogni caso l’umana razza vuole proseguire, e con lei il mio banchetto. Si fa di necessità virtù. Giusto ieri ai miei sensi finissimi giungeva la conversazione fra due poveracci:
– Cosa facciamo stasera?
– Non abbiamo i soldi.
– Allora prendiamoceli. Facciamo un colpo.
– Dove? Alla Lidl?
– Ma è tutto dematerializzato, la sicurezza è alle stelle.
– Allora rapina informatica!
– Cioè col PC?
Uno dei due poi prese un monitor e sfondò la vetrina di una vineria. Buona l’idea, meno la realizzazione. In coscienza, non volli intervenire: erano nel procinto dell’eroico slancio di cui vi sto parlando, quello che rende una preda non un plateau di fettine di manzo ma un fiero toro dalla prelibata carne.
Già…
Ma non tutti possono compiere imprese: i più attempati, i genitori, le famiglie, si preoccupano invece di soppravvivere. Altro luogo dove le prede si affollano: pizzerie, ristoranti, taverne.
In questi luoghi, sebbene affollati predo raramente, perché sono popolate da due terrificanti creature: i cani e i bambini. Macchine del terrore ambulanti, sono simili giacché si comportano allo stesso modo, tendenzialmente. Entrambi scorrazzano senza rispetto alcuno. Barbari in miniatura, calpestano ogni cosa, addentano pure i mobili, hanno il senso civico di una mangusta. Eppure ne fareste mai una colpa a lui?
No.
No. La causa sono i padroni dei bambini e le famiglie dei cani. Ho provato ad educare un cane, a rintracciare nel suo sangue la discendenza di fiero lupo e cacciatore, ma lo Shiba Inu in questione aveva la grinta di un’apecar. Stranamente non ho ancora convinto nessuno ad affidarmi un bambino.
Ho l’impressione che mi affidarono il suddetto cane, abbandonandolo alla mia porta, solo perchè era sovrappeso e per muoverlo era necessario un elicottero o un complicato sistema di ganci e pulegge. La nostra forza sovrannaturale viene in aiuto.
Provai a convincerlo che l’uomo era il nemico. Il massimo che fece fu questo…
Bestia squinternata! Mi diede così sui nervi che pensai di diventare vegetariana.
Nei secoli bui intorno all’anno mille, i miei preferiti, uscire la sera era roba da veri duri. Non era detto che si tornasse a casa. Si usciva armati di quel che si trovava, perché si sa mai che qualche briccone decidesse di far serata a vostre spese. Insomma era un’avventura: altro che prevendite e neon. Chi vendeva prevendite nel medioevo veniva bollato come strozzino e bruciato vivo, le insegne luminose erano opere del demonio. Lo sono tuttora.
Se poi si arrivava alla movida, cioè alla locanda, nella medievale Busto Arsizio, c’erano al più insegne come “DAL PESCATORE”, specialità carne. La ricordo bene. Lo chef aveva le idee chiare: la mattina prendeva la canna da pesca e andava nel bosco a picchiare i cinghiali. Gli consigliai di provare a pescarli. Non era detto che abboccassero. Il più delle volte lo chef veniva trascinato per qualche miglio dalle sue prede, che poi stanche accettavano di essere cucinate. Roba da duri, dicevo.
Allora sì che il cane di cui sopra sarebbe diventato il crudele lupo mangiatore di uomini che desideravo.
Ma noi ci stiamo adoperando affinché i bei tempi della ghigliottina e del feudalesimo tornino. La sera in Lombardia l’alcol rende effettivamente il mio lavoro più semplice: amo gli ubriachi vagabondi nei vicoli, hanno quel gusto marsalato quando li mordo.