Sul cicaleccio e la chiacchiera
Seguaci dell’Unica Papera, questo finalmente non più caldo ottobre vi trovi in salute. Oggidì parliamo delle chiacchiere, un tema che par semplice ma che l’odierno mondo ha fin troppo caro. Direte voi: le lavandaie son sempre esistite, nei paesini e persino quando voi umani abitavate le caverne – noi lo ricordiamo benissimo.
Da sempre si chiacchiera di questo e di quello di questo e quest’altro. Ora, però, tutto il mondo è davvero paese e dunque le lavandaie sono milioni e il loro cicaleccio molesto è davvero alto. Fatto davvero noioso, ma non ci si può far molto.
Le chiacchiere e l’effetto che ci fanno.
C’è rumore, ce n’è un sacco e sfortuna vuole che ci siamo abituati. È una sorta di rumore bianco, quel genere di ronzio che fa una presa elettrica prima di esplodere o che emetteva la vostra professoressa a fine carriera, quel “bzzzzzz” continuo e fastidioso. Ci si abitua in fretta, tanto che poi lo si ignora, finché la professoressa o la presa esplodono. Solo dopo il botto ci si rende conto che si stava meglio senza.
La prima soluzione è ovviamente non partecipare al rumore. Non mettetevi a fare “bzz” anche voi. È pieno di persone che fanno quel suono, tutto il giorno.
La seconda invece…
È di lanciarsi da un’auto e poi fingersi sorpresi. Impraticabile, dite?
Orbene quale rimedio, salvo non alimentare il brusio? Chiuderlo fuori dalla finestra. Ma il risultato sarà simile alla situazione che segue. Due uomini sono in una stanza e uno dice all’altro:
– Fa caldo fuori, puoi accendere il ventilatore?
L’altro si alza, accende il ventilatore e domanda:
– Adesso fa meno caldo fuori?
Certo, come no.
Così per le chiacchiere. Rimangono sempre fuori. Certo è richiesto esercizio per lasciarle all’esterno: l’attenta analisi delle fonti, ignorare chi deve essere ignorato e ascoltare ciò che invece merita attenzione. Ascolto, vaglio, esclusione, affidabilità.
La chiacchiera è la quarta certezza dell’umana esistenza dopo le tasse, la morte e la Papera Vampira, ma, a differenza di quanto appena elencato, può essere arginata. L’impossibile anelito di oggi consta non nel domandarsi se sia possibile tutelarsi da questo sciame fastidioso di informazioni inutili, perché ciò si può fare. La vera domanda è…
Se a questo punto avete questa faccia è normale.
Possiamo stroncare la fonte del balbettio babbeo che spesso fa effettivi danni? L’eliminazione corporale e la coercizione fisica sono gli
unici mezzi validi? Lasciate che l’immane saggezza di Sua Eminenza vi fornisca la risposta prima che il flebile intelletto di alcuni detoni come un microonde.
La risposta è no. Si dovrebbe agire sull’educazione, sul livello medio, sulla nobilitazione del popolo intero: per nostra scoraggiata definizione,
dunque ci sarà sempre un coro di voci sgraziate. Un nostro amico disse: ora il diritto di parola va a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel.
Lo stesso peso.
Parola di un certo amico di nome Umberto Eco.
Chiunque ha la stessa voce in capitolo su cose di cui non sa nulla, di cui si è informato troppo poco. stesso peso, dicevamo. Anzi meno si ha nozione più si grida. “Perché, si dice, ho sentito che, raccontano che…” ma chi? La gente. È chi è la gente?
Un ammasso grigiastro senza indirizzo, nemmeno morale, ché la morale poco ci interessa, ma soprattutto senza attenzione. E chi non ha attenzione, noi, immortali e vampire, ce lo mangiamo per cena. Voi sudditi cari, invece, state accorti.