L'immortale Eminenza Grigia

Traffico, o del dolore

Oggi, dedicati sudditi, vi parleremo di una delle radici del male, che affonda così tanto che neppure dobbiamo prodigarci a contribuirvi. Parliamo del traffico stradale.

Tutti hanno un’auto: specialmente nel Varesotto, dove spostarsi implica prendere l’auto o prendere molta rabbia. In questo siamo gemellati col deserto del Gobi: vedere un mezzo pubblico è con tutte le probabilità un’allucinazione. Le alternative? Qui vanno molto di moda le bici. Saliscendi, piogge incessanti, strade strette, odio diffuso e smog, dunque chi si convince a essere ciclista indossa una tuta attillata, tipo supereroe, diventa un esaltato e fa a gara con le auto. Ma i veri re della mobilità alternativa sono i monopattini elettrici, trabiccoli degli aspiranti suicida.

 

Nessuna stabilità, nessuna protezione, nessun rimpianto.

Una cosa è certa: nella nostra tetra provincia, tutto prova a morire. Proprio come le auto: o si corre o si va molto lenti. Chi corre non guarda nessuno, investe i gatti pensando che siano dei dossi. Chi invece non lo fa va così lento che entra a far parte del patrimonio FAI del territorio: abbiamo visto un’anziana entrare in rotonda, anni or sono. Ad oggi, è ancora lì. Alimenta l’odioso traffico, assieme a chi guida macchine troppo grandi, assieme a chi non sa perché si trova lì, mentre vengono nominati tutti i santi.

 

Aiutati da una segnaletica chiara.

Davanti al traffico, c’è chi si affida alla tecnologia: ma spesso ce n’è così tanto che il navigatore stesso dopo 20 minuti inizia a lamentarsi.  Altri tentano strade alternative. Si narra che delle persone provando a raggiungere velocemente Milano abbiano incontrato uomini che coltivavano manioca, dai lunghi archi e i nasi forati.

 

Loro.

I guidatori erano ormai giunti a Maranhão, nell’Amazzonia. Quando chiesero loro quanto tempo ci avessero impiegato, la risposta fu “dieci giorni, di cui tre per uscire dal centro di Varese”. Altri hanno fatto invece del nemico giurato, gli ingorghi, una risorsa. Sullo svincolo autostradale è stata organizzata l’anno passato una grigliata. Ha lasciato tutti soddisfatti, anche gli indigeni dell’Amazzonia cui sopra. Erano di ritorno verso la fantomatica Busto Arsizio, eletta nuova meta di pellegrinaggio dopo i racconti disperati dei guidatori di ritorno dal Brasile.

 

“No, temo solo la A8.”

Le code sono stress e lo stress degenera in rabbia. Ogni autista passa diverse fasi, che coincidono circa con quelle del lutto. Dapprima lo shock, non si sa che dire.

Poi la negazione: “ Ma si, non è niente di male, saranno due macchine”.

Quindi la rabbia: “Ma non avete una vita, ma perché hanno abolito la ghigliottina?!”

In seguito il patteggiamento “Vabbé ma mica ci perderò due ore.”

Dopodiché viene la depressione “Perderò minimo due ore.”

Infine l’accettazione. “Me lo merito, imparo così. Puniscimi di nuovo, o semaforo.”

Menzione d’onore va ai parcheggi. Una volta arrivati a destinazione, potreste perdere ulteriori anni di vita cercando dove mettere il mezzo. Forse il loro prezzo rispetto l’estero è l’unica cosa positiva. Avete mai pensato a quanto guadagna un parcheggio? Al giorno, di sicuro più di molti di voi. Cionondimeno non volete prendere il loro posto: quando una macchina vi parcheggia addosso si chiama incidente, tortura, non lavoro retribuito.

Volete una ragione per andare avanti? Probabilmente ormai è verde e stanno suonando.

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