L'immortale Eminenza Grigia

Cattivi per davvero: i pirati dell'Isola del Tesoro

Adepti della Papera, mentre vi rimpinzate di cibo, vi narreremo dell’Isola del Tesoro e dei suoi pirati. Il classico di Stevenson porta in sé un tema ormai accantonato: che i cattivi sono davvero cattivi. 

Ma procediamo con ordine. Primo punto: il protagonista, il giovane Jim, parla in prima persona. Le narrazioni in terza sono ormai predominanti, mentre l’esperienza del giovane viene esaltata dal punto di vista ristretto e appunto, personale.

Che osservazioni profonde.

L’Isola del Tesoro è un classico romanzo di formazione. L’equilibrio viene spezzato, l’eroe deve prendere in mano la situazione che precipita. Tutto inizia con Bones, un vecchio lupo di mare, prima avventore molesto e poi inquilino scomodo alla locanda. L’uomo fa paura a tutti e passa le giornate a bere troppo e a fissare l’orizzonte abbastanza preoccupato, e a ragione.

Sulle sue tracce ci sono molte persone: uno dei più affascinanti è Pew, un pirata ormai cieco. Innocuo? Affatto. Il vecchio compagno di Bones minaccia e tende agguati. La violenza irrompe nella tranquilla locanda e molti perdono la vita.

Jim si ritrova con una mappa per la quale molti sono disposti a uccidere, redatta dal capitano Flint, una sorta di re dei pirati che ha nascosto un grande tesoro su un’isola.

Ah, ecco il perché del titolo! Non lo sapevate, eh?

Tutti i pirati del racconto condividono un tratto: sono disposti a tutto per aver il malloppo e sono, a conti fatti, malvagi. Nelle narrazioni contemporanee chi issa il Jolly Roger è un sovversivo, ma non è necessariamente il cattivo. Filmografia e fumetti hanno spostato l’animo del pirata da Barbanera a Jack Sparrow: un bucaniere che non rispetta le regole, bara, mente, ma in fondo è un brav’uomo.

Ha un codice morale proprio, spesso condivisibile. È avvenuto lo stesso anche per altre grandi figure: un esempio a noi caro è ovviamente quello del vampiro. Esistono differenze notevoli fra noi, il cugino Dracula e quei bellocci che si definiscono vampiri ma mordono meno carne di un vegano.

Sì, ce l’ho con voi.

I cattivi hanno fascino – lo sappiamo bene – ma sono tali perché sono per l’appunto cattivi. Violare le regole ha un prezzo: si passa dall’altra parte della barricata. Nell’Isola del Tesoro è ancora così: un pirata è un consumato marinaio, ma anche un analfabeta e pendaglio da forca, come dovrebbe essere! Nessuno di loro è una figura positiva, nemmeno l’antagonista per eccellenza: Long John Silver, che merita un discorso a parte.

Il tesoro fa gola a tutti ed è di chi lo troverà per primo, quindi anche due rispettabili gentiluomini, aiutanti a conti fatti del protagonista, decidono di imbarcarsi all’avventura. Non si va per mare senza una ciurma, e un acquisto in apparenza innocuo è proprio Silver. Il cuoco della spedizione sembra onesto, ed è questo che lo contraddistingue dagli altri pirati. 

La sua doppia faccia è ciò che lo rende terribile: è affabile, ha una parlantina brillante e una gamba mozzata, il che rende l’omone biondo ancor più simpatico a tutti. L’arto in meno è solo motivo di ammirazione verso di lui, perché gestisce la vita di bordo quasi meglio di chi è tutto intero.

 

Un eroe.

Silver è IL cattivo. È un voltagabbana continuo, pensa solo a sé, un funambolo negli accordi che prende con i personaggi onorevoli e con la feccia che governa da un certo momento in avanti, che arriva quasi a ucciderlo. Fa di tutto nonostante la sua disabilità, che affronta in modo stentoreo. 

Solo in rarissimi momenti, quando striscia per terra, su per il pendio che porta al fortino, o quando accoltella il suo compare, assomiglia veramente al serpente che è. Silver non viene abbandonato o condannato, ed è il solo pirata che riesce ad avere uno scampolo del tesoro, rubandolo a Jim e compagni.

È proprio il ragazzo a mandare all’aria i suoi piani. Jim non è un eroe ma ne ha la stoffa: assalterà con una zattera di fortuna la nave che è sola via d’uscita dall’isola. 

Se da una parte Jim ha il dottor Livesey come esempio di uomo integro, disposto anche a medicare i traditori, dall’altra lo stesso Silver incarna quella spregiudicatezza che serve a risolvere la vicenda. Sembra scontato, ma il mozzo compie una scelta fra i due. Essere onesto o essere un pirata?

La bussola morale di Jim.

Jim potrebbe scegliere di prendere a modello Silver: per quanto negativo, è meraviglioso per come arriva ai suoi scopi con ogni espediente. Eppure il nostro eroe non lo fa: è giovane, ma sa che quando i fini giustificano sempre i mezzi nasce inevitabilmente un malvagio: ammirevole, ma pur sempre malvagio. 

Distinguere bene e male non dovrebbe essere esclusiva del passato… ma che parliamo a fare, noi siamo Papere Vampire e sapete per chi parteggiamo.

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Paolo
Ospite
Paolo
2 anni fa

Splendida chiave di lettura… che però (vi prego, non me ne vogliate) lascia trapelare qualche sprazzo di bontà – in fondo siamo a Natale – persino nelle vostre malvagie Entità…
Buone feste, in ogni caso !