Oggi vi parliamo del perché il bianco stia tanto bene ai cattivi. La relazione non è così intuitiva e merita precisazioni: la prima, è che si parla in termini generali, per cui non puntate il dito verso il latte pensando che sia malvagio. Al contrario, è buono davvero.
Eppure quanti personaggi malvagi hanno una relazione speciale proprio con il latte? Pensate al cinema. Il brutale Hans Landa di Bastardi Senza Gloria probabilmente deve qualcosa ad Alexander Delarge di Arancia Meccanica, un ragazzetto violentissimo imbottito dell’infame Latte+, che appunto è una bevanda a base di latte (e barbiturici). Il latte è bianco, come poche altre cose possono vantare di esserlo in natura: per vicinanza di significati, fanno uso del latte i cuccioli, che siano di foca o di uomini, quindi è naturale considerare il latte, specie se materno, legato all’innocenza. E allora che c’entra Kingpin di Spiderman vestito di bianco, o Tony Manero col suo completo, o Aureliano Buendia in Cent’Anni di Solitudine o quei pazzi criminali di Patriota e Anton Chigurh che sorseggiano il latte?
La risposta è semplice: è un contrasto così intuitivo che mette i brividi. Le spose vestono di bianco, la purezza e l’essere senza macchia sono bianchi, ma nulla di questo mondo, salvo il latte, o dei denti davvero smaglianti, sono completamente e naturalmente bianchi. Nell’immaginario medievale e più in generale cristiano bianche sono le anime, i fantasmi – vedi Shakespeare, ma anche Dante – e qui si inizia a intravedere uno spiraglio illuminante. Non è davvero di questo mondo, è raro il colore bianco: la storia ci dice che chi era affetto da albinismo era considerato frutto di spiriti maligni fra le tribù africane. Cos’altro c’è di bianco? La neve, che come vedremo a breve sta al gelo e alla morte, e poi la luna. La gemella notturna del sole, che non dà nessuna vita ma per semantica sta alla morte così come il radioso astro sta alla vita.
Un’altra volta: il colore bianco è trascendente, è proprio di cose ardue da raggiungere – la purezza, l’innocenza perduta, la luna: il bianco è trascendente, il nero è immanente. Le cose terrene sono scure, quelle celesti come le stelle sono chiare. È un non-colore ed è per gli occidentali positivo; l’oriente invece lo lega al lutto e alla vecchiaia. Pallida morte, scrisse Manzoni: rieccoci alla neve ed al bianco che richiama la perdita. Ma il concetto persiste: non proprio di questo mondo. E ciò che non è noto fa paura, Lovecraft docet.
Ecco perché vestire di bianco qualcuno colpisce non solo l’occhio ma anche la mente. Tutta la sfera di significati cui sopra, più molti altri, sono messi in gioco e rovesciati. Un sacerdote vestito di bianco incute rispetto; vedere l’abito candido addosso a chi invece ha un’anima nera stona, mette in allarme. Il cinema, più che la letteratura, sovverte felicemente il luogo comune del bianco buono e del nero cattivo. La cultura umana è così ancorata a questa associazione al punto che è disturbante non solo il troppo bianco addosso ai cattivi, ma persino che si avvicinino a questo – vedi il latte cui sopra.
Per quanto ci riguarda, l’unica cosa bianca che vedrete vicino a Sua Eminenza è il bagliore dei suoi canini.